2.7 LE MENZOGNE DELLA DEMOCRAZIA

Le menzogne della democrazia

“La ragione, la scienza – diceva Renan che ebbe delle illuminazioni prefasciste, in una delle sue MEDITAZIONI FILOSOFICHE – sono dei prodotti dell’umanità, ma volere la ragione direttamente per il popolo e attraverso il popolo è una chimera.

Non è necessario per l’esistenza della ragione che tutto il mondo la conosca.

In ogni caso se tale iniziazione dovesse farsi non si farebbe attraverso la bassa democrazia, che sembra dover condurre all’estinzione di ogni cultura difficile, e di ogni più alta disciplina.

Il principio che la società esiste solo per il benessere e la libertà degli individui che la compongono non sembra essere conforme ai piani della natura, piani nei quali la specie sola è presa in considerazione e l’individuo sembra sacrificato.

È da fortemente temere che l’ultima parola della democrazia così intesa (mi affretto a dire che si può intendere anche diversamente) non sia uno stato sociale nel quale una massa degenerata non avrebbe altra preoccupazione che godere i piaceri ignorabili dell’uomo volgare. “

Fin qui Renan.

Il Fascismo respinge nella democrazia l’assurda menzogna convenzionale dell’egualitarismo politico e l’abito dell’irresponsabilità collettiva e il mito della felicità e del progresso indefinito.

Ma, se la democrazia può essere diversamente intesa, cioè se democrazia significa non respingere il popolo ai margini dello Stato, il Fascismo poté da chi scrive essere definito una “ democrazia organizzata, centralizzata, autoritaria “.

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