1.7 ANTIINDIVIDUALISMO E LIBERTÀ

Antiindividualismo e libertà

Antiindividualistica, la concezione fascista è per lo Stato; ed è per l’individuo in quanto esso coincide con lo Stato, coscienza e volontà universale dell’uomo nella sua esistenza storica[11].

È contro il liberalismo classico, che sorse dal bisogno di reagire all’assolutismo e ha esaurito la sua funzione storica da quando lo Stato si è trasformato nella stessa coscienza e volontà popolare.

Il liberalismo negava lo Stato nell’interesse dell’individuo particolare; il Fascismo riafferma lo Stato come realtà vera dell’individuo[12].

E se la libertà dev’essere l’attributo dell’uomo reale, e non di quell’astratto fantoccio a cui pensava il liberalismo individualistico, il Fascismo è per la libertà.

È per la sola libertà che possa essere una cosa seria, la libertà dello Stato e dell’individuo nello Stato[13].

Giacché, per il fascista, tutto è nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato.

In tal senso il Fascismo è totalitario, e lo Stato fascista, sintesi e unità di ogni valore, interpreta, sviluppa e potenzia tutta la vita del popolo[14].


[11] Siamo i primi ad avere affermato, di fronte all’individualismo demoliberale, che l’individuo non esiste, se non in quanto è nello Stato e subordinato alle necessità dello Stato, e che, man mano che la civiltà assume forme sempre più complesse, la libertà dell’individuo sempre più si restringe. [S. e D.: 1929; vol. VII, pag. 147.]

Il senso dello Stato grandeggia nella coscienza degli Italiani, i quali sentono che solo lo Stato è la insostituibile garanzia della loro unità e della loro indipendenza; che solo lo Stato rappresenta la continuità nell’avvenire della loro stirpe e della loro storia! [Id., pag. 152.]

Se negli ottanta anni trascorsi abbiamo realizzato dei progressi cosi imponenti, voi pensate e potete supporre e prevedere che nei prossimi cinquanta od ottanta anni il cammino dell’Italia, di questa Italia che noi sentiamo cosi potente, cosi percorsa da linfe vitali, sarà veramente grandioso specialmente se durerà la concordia di tutti i cittadini, se lo Stato continuerà ed essere l’arbitro nelle contese politiche e sociali, se tutto sarà nello Stato e niente fuori dello Stato, perché oggi non si concepisce un individuo fuori dello Stato se non sia l’individuo selvaggio che non può rivendicare per sé che la solitudine e la sabbia del deserto. [S. e D.: 1928; vol. VI, pag. 173.]

Il Fascismo ha restituito allo Stato la sua attività sovrana – rivendicandone, contro tutti i particolarismi di classe e di categoria, l’assoluto valore etico; ha restituito al governo dello Stato, ridotto a strumento esecutivo dell’assemblea elettiva, la sua dignità di rappresentante della personalità dello Stato e la pienezza della sua potestà di imperio; ha sottratto l’amministrazione alle pressioni di tutte le faziosità e di tutti gli interessi. [S. e D.: 1928; vol. VI, pag. 292.]

[12] Né si pensi di negare il carattere morale dello Stato fascista, perché io mi vergognerei di parlare da questa tribuna se non sentissi di rappresentare la forza morale e spirituale dello Stato.

Che cosa sarebbe lo Stato se non avesse un suo spirito, una sua morale, che è quella che da la forza alle sue leggi, e per la quale esso riesce a farsi ubbidire dai cittadini?

… Lo Stato fascista rivendica in pieno il suo carattere di eticità: e cattolico, ma è fascista, anzi soprattutto, esclusivamente, essenzialmente fascista.

Il Cattolicismo lo integra, e noi lo dichiariamo apertamente, ma nessuno pensi, sotto la specie filosofica e metafisica, di cambiarci le carte in tavola. [S. e D.: 1929; vol. VII, pag. 104-5.]

… uno Stato che è conscio della sua missione e che rappresenta un popolo che cammina, uno Stato che trasforma questo popolo continuamente, anche nel suo aspetto fisico.

A questo popolo lo Stato deve dire delle grandi parole, agitare delle grandi idee e dei grandi problemi non fare soltanto dell’ordinaria amministrazione. [Id., pag. 105.]

[13] Il concetto di libertà non è assoluto perché nella vita nulla vi è di assoluto.

La libertà non è un diritto, è un dovere.

Non è una elargizione: è una conquista; non è un’eguaglianza: è un privilegio. Il concetto di libertà muta col passare del tempo.

C’è una libertà in tempo di pace che non è più la libertà in tempo di guerra.

C’è una libertà in tempo di ricchezza che non può essere concessa in tempo di miseria. [S. e D.: 1924; volume IV, pag. 77.]

… nel nostro Stato la liberta all’individuo non manca.

Egli la possiede più che l’uomo isolato: poiché lo Stato lo protegge, egli è una parte dello Stato. L’uomo isolato invece resta indifeso. [Ludwig, 1. c., pagina 129.]

[14] Oggi preannunziamo al mondo la creazione del potente Stato unitario italiano, dall’Alpi alla Sicilia, e questo Stato si esprime in una democrazia accentrata, organizzata, unitaria, nella quale democrazia il popolo circola a suo agio, perché, o signori, o voi immettete il popolo nella città della dello Stato, ed egli la difenderà, o sarà al di fuori, ed egli l’assalterà. [S. e D.: 1927; vol VI, pag. 77.]

Nel regime fascista l’unita di tutte le classi, l’unita politica, sociale e morale del popolo italiano si realizza nello Stato e soltanto nello Stato fascista. [S. e D.: 1928; vol. VI, pag. 282.]

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