1.6 CONCEZIONE ETICA E REALISTICA

Concezione etica e realistica

Il Fascismo è una concezione storica, nella quale l’uomo non è quello che è se non in funzione del processo spirituale a cui concorre, nel gruppo familiare sociale, nella nazione e nella storia, a cui tutte le nazioni collaborano.

Donde il gran valore della tradizione nelle memorie, nella lingua, nei costumi, nelle norme del vivere sociale[8]. Fuori della storia l’uomo è nulla.

Perciò il Fascismo è contro tutte le astrazioni individualistiche, a base materialistica, tipo sec. XVIII; ed è contro tutte le utopie e le innovazioni giacobine.

Esso non crede possibile la “felicità” sulla terra, come fu nel desiderio della letteratura economicistica del 700, e quindi respinge tutte le concezioni teleologiche per cui a un certo periodo della storia ci sarebbe una sistemazione definitiva del genere umano.

Questo significa mettersi fuori della storia e della vita che è continuo fluire e divenire.

Il Fascismo politicamente vuol essere una dottrina realistica; praticamente, aspira a risolvere solo i problemi che si pongono storicamente da sé e che da sé trovano o suggeriscono la propria soluzione[9].

Per agire tra gli uomini, come nella natura, bisogna entrare nel processo della realtà e impadronirsi delle forze in atto[10].


[8] La tradizione è certamente una delle più grandi forze spirituali dei popoli in quanto che è una creazione successiva e costante della loro anima. [S. e D.: 1922; vol. Il, pag. 235.]

[9] Il nostro temperamento ci porta a valutare l’aspetto concreto dei problemi, non già le loro sublimazioni ideologiche o mistiche.

Per questo ritroviamo facilmente l’equilibrio [S. e D.: 1917; vol. I, pag. 272.]

La nostra battaglia è più ingrata ma è più bella, perché ci impone di contare soltanto sulle nostre forze.

Noi abbiamo stracciato tutte le verità rivelate, abbiamo sputato su tutti i dogmi, respinto tutti i paradisi, schernito tutti i ciarlatani – bianchi, rossi, neri – che mettono in commercio le droghe miracolosa per dare la “felicità” al genere umano.

Non crediamo ai programmi, agli schemi, ai santi, agli apostoli: non crediamo soprattutto alla felicità, alla salvazione, alla terra promessa.

Non crediamo a una soluzione unica – sia essa di specie economica o politica o morale – a una soluzione lineare dei problemi della vita, perché – o illustri cantastorie di tutte le sacristie – la vita non è lineare e non la ridurrete mai a un segmento chiuso fra bisogni primordiali. [S. e D.: 1920; vol. II, pagine 53-4.]

[10] Noi non siamo, noi non vogliamo essere mummia perennemente immobili con la faccia rivolta allo stesso orizzonte, o rinchiuderci tra le siepi anguste della beghinitá sovversiva, dove si biascicano meccanicamente le formule corrispondenti alle preci delle religioni professate; ma siamo uomini e uomini vivi che vogliamo dare il nostro contributo, sia pure modesto, alla creazione della storia. [S. e D.: 1914; vol. I, pag. 8.]

Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza; ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ciò che è ipoteca arbitraria sul misterioso futuro. [S. e D.: 1921; vol. II, pagina 153.]

Davanti alle parole ed ai concetti che vi si riannodano, di destra e di sinistra, di conservazione e di rinnovazione, di tradizione e di progresso, noi non ci aggrappiamo disperatamente al passato, come a tavola suprema di salvezza, né ci lanciamo a capofitto fra le nebbie seducenti dell’avvenire. [S. e D.: 1922; vol. II, pag. 236.]

Il negativo, l’eterno immobile, è dannazione.

Io sono per il movimento. Io sono un marciatore. [Ludwig, 1. c., pag. 204.]

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