1.3 CONCEZIONE POSITIVA DELLA VITA COME LOTTA

Concezione positiva della vita come lotta.

Dunque concezione spiritualistica, sorta anch’essa dalla generale reazione del secolo contro il fiacco e materialistico positivismo dell’Ottocento.

Antipositivistica, ma positiva: non scettica, né agnostica, né pessimistica, né passivamente ottimistica, come sono in genere le dottrine (tutte negative) che pongono il centro della vita fuori dell’uomo, che con la sua libera volontà può e deve crearsi il suo mondo.

Il Fascismo vuole l’uomo attivo e impegnato nell’azione con tutte le sue energie: lo vuole virilmente consapevole delle difficoltà che ci sono, e pronto ad affrontarle.

Concepisce la vita come lotta, pensando che spetti all’uomo conquistarsi quella che sia veramente degna di lui, creando prima di tutto in sé stesso lo strumento (fisico, morale, intellettuale) per edificarla.

Cosi per l’individuo singolo, così per la nazione, così per l’umanità [4].

Quindi l’alto valore della cultura in tutte le sue forme (arte, religione, scienza)[5], e l’importanza grandissima dell’educazione. Quindi anche il valore essenziale del lavoro, con cui l’uomo vince la natura e crea il mondo umano (economico, politico, morale, intellettuale).


[4] La lotta è l’origine di tutte le cose perché la vita è tutta piena di contrasti: c’è l’amore e l’odio, il bianco e il nero, il giorno e la notte, il bene e il male, e finché questi contrasti non si assommano in equilibrio, la lotta sarà sempre nel fondo della natura umana, come suprema fatalità.

E del resto è bene che sia così.

Oggi può essere la lotta di guerra economica, di idee, ma il giorno in cui più non si lottasse, sarebbe giorno di malinconia, di fine, di rovina.

Ora, questo giorno non verrà.

Appunto perché la storia si presenta sempre come un panorama cangiante.

Se si pretendesse di ritornare alla calma, alla pace, alla tranquillità, si combatterebbero le odierne tendenze dell’attuale periodo dinamico.

Bisogna prepararsi ad altre sorprese, ad altre lotte.

Non ci sarà un periodo di pace sino a quando i popoli si abbandoneranno ad un sogno cristiano di fratellanza universale e potranno stendersi la mano oltre gli oceani e le montagne.

Io, per mio conto, non credo troppo a questi ideali, ma non li escludo perché io non escludo niente… [S. e D.: 1921; vol. II, pagg. 99-100.]

[5] Intendo l’onore delle nazioni nel contributo che hanno dato alla cultura dell’umanità. [E. Ludwig, Colloqui con Mussolini, 1932, pag. 199.]

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