1.1 IL FASCISMO COME FILOSOFIA

Il Fascismo come filosofia.

Come ogni salda concezione politica, il Fascismo è prassi ed è pensiero, azione a cui è immanente una dottrina, e dottrina che, sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro [1].

Ha quindi una forma correlativa alle contingenze di luogo e di tempo, ma ha insieme un contenuto ideale che la eleva a formula di verità nella storia superiore del pensiero [2].

Non si agisce spiritualmente nel mondo come volontà umana dominatrice di volontà senza un concetto della realtà transeunte e particolare su cui bisogna agire, e della realtà permanente e universale in cui la prima ha il suo essere e la sua vita.

Per conoscere gli uomini bisogna conoscere l’uomo; e per conoscere l’uomo bisogna conoscere la realtà e le sue leggi.

Non c’è concetto dello Stato che non sia fondamentalmente concetto della vita: filosofia o intuizione, sistema di idee che si svolge in una costruzione logica o si raccoglie in una visione o in una fede, ma è sempre, almeno virtualmente, una concezione organica del mondo.


[1] Ora, il Fascismo italiano, pena la morte o peggio, il suicidio, deve darsi un “corpo di dottrine”.

Non saranno, non devono essere delle camicie di Nesso che ci vincolino per l’eternità – poiché il domani è misterioso e impensato – ma devono costituire una norma orientatrice della nostra quotidiana attività politica e individuale.

Io stesso, che le ho dettate, sono il primo a riconoscere che le nostre modeste tavole programmatiche – gli orientamenti teorici e pratici del Fascismo – devono essere rivedute, corrette, ampliata, corroborate, perché qua e là hanno subito le ingiurie del tempo.

Credo che il nocciolo essenziale sia sempre nei suoi postulati, che per due anni hanno servito come segnale di raccolta per le schiere del Fascismo italiano; ma, pur prendendo l’avvio da quel nucleo primigenio, è tempo di procedere ad una ulteriore, più ampia elaborazione dello stesso programma.

A quest’opera di vita per il Fascismo dovrebbero con particolare fervore concorrere tutti i fascisti d’Italia, specialmente in quelle zone, dove, col patto o senza, si è pervenuti ad una pacifica convivenza dei due movimenti antagonistici.

La parola è un po’ grossa; ma io vorrei che nei due mesi che ci separano dall’Adunata Nazionale si creasse la filosofia del Fascismo italiano.

Milano con la sua prima scuola di propaganda e cultura concorre a questo scopo. Non si tratta soltanto di preparare gli elementi programmatici sui quali poggiare solidamente la organizzazione di quel partito nel quale dovrà sfociare ineluttabilmente il movimento fascista; si tratta anche di smentire la stupida fola, secondo la quale nel Fascismo ci sarebbero soltanto dei violenti e non anche, com’è in realtà, degli spiriti inquieti e meditativi.

Questo indirizzo nuovo dell’attività fascista non danneggia – ne sono certissimo – quel magnifico spirito e temperamento di bellicosità, caratteristica peculiare del Fascismo. Attrezzare il cervello di dottrine e di solidi convincimenti non significa disarmare, ma irrobustire, rendere sempre più cosciente l’azione. I soldati che si battono con cognizione di causa sono sempre i migliori. Il Fascismo può e deve prendere a divisa il binomio mazziniano: Pensiero e Azione. [Lettera a M. Bianchi, 27 agosto 1921, in occasione dell’apertura della Scuola di propaganda e cultura fascista in Milano; v.- Messaggi e Proclami, Milano, Libreria d’Italia, 1929, pag. 39.]

Bisogna mettere in contatto i fascisti, far si che la loro attività sia anche una attività di dottrina, una attività spirituale e di pensiero…

Ora, se i nostri avversari fossero stati presenti alla nostra- riunione, si sarebbero convinti che il Fascismo non è soltanto azione, è anche pensiero… [Scritti e Discorsi: 1924, edizione definitiva; Hoepli, Milano, vol. IV, pag. 243. Nelle note seguenti sarà indicata con “S. e D.” la edizione definitiva degli Scritti e Discorsi di Benito Mussolini.]

[2] Oggi io affermo che il Fascismo in quanto idea, dottrina, realizzazione, e universale; italiano nei suoi particolari istituti, esso è universale nello spirito, né potrebbe essere altrimenti. Lo spirito è universale per la sua stessa natura.

Si può quindi prevedere una Europa fascista, una Europa che inspiri le sue istituzioni alle dottrine e alla pratica del Fascismo.

Una Europa cioè che risolva, in senso fascista, il problema dello Stato moderno, dello Stato del XX secolo, ben diverso dagli Stati che esistevano prima del 1789 o che si formarono dopo.

Il Fascismo oggi risponde ad esigenze di carattere universale.

Esso risolve infatti il triplice problema dei rapporti fra Stato e individuo, fra Stato e gruppi, fra gruppi e gruppi organizzati. [S. e D.: 1930; vol. VII, pag. 230.]